Chi è un coach?
Il Coach è un professionista, esperto di processi evolutivi che aiuta i Clienti ad acquisire uno sguardo nuovo sulle situazioni che affrontano, aiutandoli a migliorare le loro performance e incoraggiandoli al tempo stesso nella propria evoluzione personale e professionale.
Il Coach lavora sul "Chi è" e sul "Cosa vuole" il Cliente e lo supporta nello scoprire la sua strada su "Cosa fare" e su "Come farlo".

Cosa fa un coach?
Il coaching è una relazione che favorisce un incremento di autoconsapevolezza e che facilita la realizzazione dei propri traguardi. Il ruolo di un coach non è quello di dare soluzioni preconfezionate, ma è quella fare domande che evochino scoperta e consapevolezza, per permettere ad una persona di entrare maggiormente in contatto con se stessa, e di accedere in modo naturale al proprio bagaglio di esperienze e di capacità, e di vivere la realtà in modo più funzionale e costruttivo. Le domande del coach facilitano l' esplorazione di nuove possibilità, la focalizzazione dei propri obiettivi, la presa di coscienza dei propri punti di forza, la individuazione delle azioni funzionali al raggiungimento dei propri traguardi. Un coach aiuta inoltre il cliente a tradurre in azioni concrete i propri apprendimenti e a rimanere focalizzato sul risultato che vuole ottenere.

E' un consulente?
Un consulente fa un'analisi dei bisogni del ciente per poi proporli una soluzione. Differentemente da un consulente, il coach non "propone" delle soluzioni, ma coadiuva il cliente affinché questi, utilizzando le proprie esperienze, le proprie competenze e la propria creatività, le individui autonomamente. Ogni persona è unica e ha un diverso modo di rapportarsi con se stessa e di attivarsi verso i propri obiettivi. Le domande di un coach aiutano a trovare una maggiore connessione con se stessi e a orientare le proprie riflessioni e azioni verso il traguardo che ci si è posti. In questo modo viene rinforzata la responsabilità.

E' un formatore?
Un formatore propone tecniche, metodologie o insegnamenti che aiutino le persone a trovare un migliore efficacia e soddisfazione relazionale o personale. All'interno di una sessione di coaching possono esserci momenti di formazione, ma, a differenza di un formatore, un coach non sa (non può sapere) quale siano le soluzioni migliori per la vita di una persona. Queste possono essere trovate dal cliente solo attraverso una esplorazione personale e attraverso delle esperienze concrete, il ruolo di un coach è quindi quello di accompagnare una persona in questo percorso di scoperta, alimentando la propria autonomia, autoconsapevolezza e responsabilità. In un percorso di coaching una persona apprende soprattutto da se stessa e dalle proprie esperienze, con l'aiuto del coach.

E' un terapeuta?
Non lo è. Il coaching non è un servizio di terapia, e non è un sostituto di essa. Differentemente da un terapeuta il coach non aiuta il cliente ad analizzare e elaborare il proprio vissuto emotivo, ma lo aiuta casomai a gestirlo; e qualora si renda conto che vi sono dei conflitti emotivi irrisolti che frenano l'efficacia del coaching consiglia al cliente di affrontarli in altro modo. Il coaching non è idoneo alla risoluzione di problematiche psicologiche. Il focus del coaching non è sulle cause passate, ma sulle soluzioni; non è concentrato sul passato, ma sul presente e sul futuro.

Qual'è la sua formazione?
Un coach ha acquisito innanzitutto una solida formazione sulla metodologia del coaching. E' possibilmente un coach certificato. Ha seguito una scuola e si addestrato per sviluppare le proprie attitudini e competenze di coaching. All'interno della sua formazione di coaching può avere inserito anche altre competenze più specifiche (come, ad esempio, la PNL, l'analisi transazionale, l'ontologia del linguaggio, ecc..)

Quando e dove è nato il coaching?
E' nato oltre trent'anni fa in Inghilterra. Le origini riportano a Timothy Gallwey, un pedagogista dell’Università di Harvard che si era interessato ai processi di insegnamento di diversi sport, in particolare il tennis, mettendo in luce il fatto che i risultati che si ottengono in uno sport dipendono dal proprio "gioco interiore" o prestazione interna. Il suo approccio, finalizzato a “liberare le potenzialità di una persona (...) per aiutarla ad apprendere piuttosto che limitarsi a impartirle insegnamenti” è stato successivamente rielaborato e adattato ad un contesto aziendale da sir. John Withmore e da altri formatori inglesi. Il coaching si è successivamente sviluppato in molti altri paesi, in primis negli Stati Uniti, dove si è diffuso tantissimo, e in altri paesi europei, come la Francia e la Germania; ed è stato adattato ed applicato anche ad altri contesti, e al di fuori delle aziende; negli ultimi anni si sta assistendo a una crescente diffusione del coaching in India. In Italia il coaching si è affacciato circa dieci anni fa, all'inizio sopratutto in ambito aziendale, in seguito anche come servizio di supporto e di facilitazione rivolto a privati (life coaching).

Esiste un albo dei coach?
Non esiste un albo professionale, ma esiste, dal 2002, la Federazione Italiana Coach, che promuove e tutela gli standard etici e professionali del coaching in Italia. La Federazione è il chapter italiano dell'International Coach Federation (ICF), che è la più grande e autorevole associazione internazionale di coach professionisti. Ha un suo codice etico (che viene sottoscritto da chi vi aderisce). Esiste inoltre una certificazione internazionale (in tre livelli), rilasciata dall'ICF, dopo aver accertato che il coach possegga specifiche competenze di coaching e che abbia maturato un determinato livello di esperienze.

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